La processione del Venerdì Santo di Procida è una tradizione antichissima, risalente alla fine del Seicento. Nella processione, organizzata dalla “Confraternita dei Turchini” (fondata nel 1629 dai Gesuiti) i giovani di sesso maschile dell’isola, vestiti della classica “veste” di “confratello” (saio bianco sormontato dalla “mozzetta”, o mantello, di colore turchese), portano a braccia dei carri, rappresentazioni plastiche (detti “misteri“) di carattere religioso per un percorso che si snoda attraverso il centro storico, dal borgo più antico di Terra Murata fino al porto della Marina Grande.

L’origine della processione è da porsi fra la fine del sec. XVI e il sec. XVII, quando anche a Napoli la confraternita della Solidad organizzava una processione con i misteri della Sacra Passione, il cui svolgimento era in tutto simile a quello della Processione di Procida.(Sergio Zazzera)

Le caratteristiche con le quali la processione è stata osservata fanno pensare immediatamente a quelle importate dalla Spagna a Napoli nel secoli XVI e Poi tanto propagato dai gesuiti. L’Impiego della tromba e del tamburo, di elementi sontuosamente barocchi, di catene e flagelli… tutto rimanda alle descrizioni fatte dagli scrittori napoletani del Cinquecento e del seicento nelle processioni pasquali dette appunto processioni degli spagnoli. (Da “CHI E’ DEVOTO” di R. De Simone, M.Jodice)

La processione ha inizio alle prime luci dell’alba del Venerdi Santo quando tutti i misteri sono già stati portati, durante la notte, nello spiazzale di Terra Murata dove si trova l’Abbazia di San Michele Arcangelo.
Qui in seguito alla “chiamata” del più anziano confratello dei turchini viene stabilito l’ ordine della processione, a seconda del tema religioso trattato. L’inizio  è caratterizzato dal suono di una tromba e di 3 colpi di tamburo: sono i suoni che accompagnavano i condannati a morte nell’antica Roma. Questi suoni si ripeteranno durante tutta la processione, ed è un  richiamo che è possibile udire in qualunque posto dell’isola già molti giorni prima del Venerdì Santo
Seguono i misteri, portati a braccia durante tutto il tragitto con una serie di pause lungo il percorso.
Infine, portate a spalla, ci sono le statue a soggetto religioso fisso, la statua del Cristo Morto (sec. XVIII di Carmine Lantriceni) e dell’Addolorata (sec. XIX), e  il pallìo (baldacchino funebre). Quest’ultimi al termine della processione vengono ricondotte nell’Abbazia di San Michele Arcangelo mentre i misteri terminano il loro percorso in Piazza Marina Grande.  La statua del Cristo Morto è custodita presso la Chiesa di S. Tommaso (Chiesa Nuova) dove ha sede la Confraternita dei Turchini.

A seguito della statua dell’Addolorata, portati in braccio da un’adulto sfila il corteo degli angioletti : sono bambini (maschi e femmine) di circa 2 anni che indossano abiti  in nero e ricamati in oro in segno di lutto a richiamare il vestito della Vergine Addolorata.
Chiude la processione la banda musicale dell’isola che esegue marce funebri, le autorità religiose, civili e militari dell’isola e in un commosso silenzio un corteo di persone dell’isola e non.

La Processione scorre tra la ali di folla e coinvolge quindi tutta la comunità a segno che il Venerdì Santo non è solo una processione ma è il movimento corale di un popolo che affonda le sue radici in un passato antichissimo.

M.C.